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Grossbaer
(Franco Sandri) |
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26-01-2008 |
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...ho visto un re |
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...ho visto un re,
dice una famosissima canzone. Non era un re, ma un
amico carissimo, Gian Luigi, che nel fugace incontro
dopo il funerale di Giovanni, mi ha allungato la
mano per una carezza. Nei suoi occhi chiari ho avuto
la sensazione di nostalgia per tutto un lungo
cammino, scandito dai passi pesanti per la fatica di
uno zaino su per la montagna, o sulle strade della
vita.
Quell'altro nostro amico carissimo era lì, dentro
una bara di legno chiaro, pochi fiori, essenziali
come ci aveva sempre insegnato lui, un cappellaccio
scout, simbolo di tutta una vita, da quel
lontanissimo 8 dicembre appena dopo la guerra,
quando "Con l'aiuto di Dio prometto sul mio onore di
fare del mio meglio: per compiere il mio dovere
verso Dio e verso la Patria; per aiutare il prossimo
in ogni circostanza; per osservare la legge Scout".
Giovanni è stato un mito per molte generazioni di
scout e di studenti. Professore di filosofia al
Liceo di Varallo, era più che "il professore", un
amico, il fratello maggiore che educava alla ricerca
libera del sapere. Intere pagine si potrebbero
scrivere. A fine della messa di funerale alcuni
amici ci hanno presentato la sua figura in molti
ambiti del suo modo di essere.
Io lo ricordo nel suo modo più spontaneo, fatto sì
di insegnamenti e proposte coinvolgenti, ma anche di
battute e di momenti di allegria altrettanto
coinvolgente.
Lo incontrai una prima volta attorno ad un fuoco
nella notte, per la suggestiva cerimonia della
Partenza Rover. Era l'anno 1959, Varallo. Per noi
che arrivavamo da una piccola realtà di paese era
stato un impatto forte. Poi partecipammo tutti
insieme al Campo Nazionale Rover tra Assisi e Roma e
successivamente al parco Nazionale d'Abruzzo. Ad
Assisi il vino era buono, ed il clima era
sicuramente di festa... Nel '64 un gruppetto di
ragazzi di Gattinara frequentando le scuole di
Borgosesia, con altri amici si erano infilati in
quel gruppo scout, quindi mi ritrovai Giovanni che
praticamente aveva dato inizio all'attuale gruppo
scout di Gattinara. Giovanni al cimitero di
Gattinara, quando vi portammo il nostro Pier Luigi.
Fu lui a tenere l'orazione funebre, di cui ricordo
alcuni passi di notevole impatto, seguiti da quel
Madonna degli scout che ci fece scoppiare in un
pianto liberatorio. Giovanni ad un San Giorgio in
calzamaglia rossa per lanciare il grande gioco in
stile gran giullare.
Venne il '68 quando prendemmo strade diverse, per
ritrovarci pochi anni dopo, ancora alle
commemorazioni di Pier Luigi, sempre attento a
presentare un ricordo di affetto e di conforto a
noi, ed ai suoi quando ancora c'erano. E poi sulle
strade e sui sentieri della valle in routes varie o
incontri di interzona, oppure per serate di ricerca
ed approfondimento. Mai discussioni teoriche, ma
proposte di metodologia concreta. Abbiamo avuto
Giovanni con noi ancora un paio di anni fa, e ancora
per il 40° di Pier. Ricordiamo il suo dialogo con
Don Denis, tutti in cerchio, parole semplici, forse
di alta teologia, ma ancora una volta nel segno
dell'essenziale, come sempre ci aveva insegnato.
Nelle sue parole, a pensarci adesso, forse si poteva
cogliere l'ansia del cammino verso il grande
orizzonte. Sono cose che si avvertono, specie quando
il tempo corre in avanti, momento dopo momento.
Ed oggi il tempo è compiuto.
Purtroppo per noi è dolore, certamente, ma
soprattutto senso di vuoto, di una presenza che
viene meno. Anche quando eravamo lontani, sapevamo
di Giovanni, a volte lo vedevamo in tv, a volte sui
giornali, a volte i ragazzi ci dicevano di lui.
Sapevamo che c'era e che era un riferimento sicuro
per tutti noi. Adesso non sarà più così. Ci rimane
il suo insegnamento, che per noi sarà difficile
seguire, senza il suo aiuto.
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