SAN GIOVANNI AL MONTE

L'antica chiesa di Quarona

per g.c. del Comitato S.Giovanni e Beata Panacea

Guardan severi, regali, estatici
i bizantini santi dell'abside

(A. Tosi)

 

A prima vista una chiesetta di montagna, come ce ne sono tante in Valsesia, in realtà un monumento capace non solo di ispirare più di un poeta locale, ma di imprimersi nella memoria ed in grado di attirare l'attenzione stupita di chi abbia sostato anche per pochi istanti tra le sue pareti.

(M. Perotti)

 Evoluzione dell'edificio

La parte più antica venuta in luce indica che nel periodo della decadenza dell'impero romano (prima del V secolo d.C.) venne costruita una modesta casa a pianta quadra, forse destinata ad una postazione di sorveglianza. In essa probabilmente i legionari romani formarono un primitivo cenacolo cristiano. In un secondo tempo (tra il V ed il IX sec.) venne aggiunta, in adiacenza al lato nord, un'altra costruzione destinata a battistero con una vasca esagonale adatta ai battesimi per immersione. 

In seguito per meglio contenere l'aumentata comunità cristiana fu necessario costruire un ambiente più ampio. In conseguenza la primitiva casa romana fu allungata verso ponente formando la prima navata e, più tardi, aprendo un'arcata sul lato nord per unirsi al battistero il quale fu pur esso allungato. Veniva così a costruirsi una strana chiesa a due navate (tra il IX e il X sec.). 
Dall' XI al XII sec. i vari interventi portano la chiesa ad assumere l'aspetto attuale. Tra il XV ed il XVI sec. furono eseguite varie opere di ristrutturazione e venne effettuata la più estesa campagna decorativa nella quale i temi devozionali tipici del periodo si fondono con quelli più strettamente locali. Nell'anno 1617 S. Giovanni cessa di essere la chiesa parrocchiale di Quarona.

Negli anni 1951/1953 grazie al quaronese Ing. G. Rolandi vengono promossi lavori di restauro e consolidamento permettendo così che si garantisse la continuità della vita di questo edificio, testimone dello spirito profondamente religioso e della antica civiltà della gente della Valsesia.

 

Uno dei frammenti ritrovati durante gli scavi del 1951.

 

Gli studi rivelano il nome del secondo console.

Fausto, con Teodosio XVI Augusto, 438 d.C.