LA RIVISTA DEL TREKKING - luglio 1992

UNA GIORNATA D'AGOSTO

SULL'ALPE DI LARECCHIO

Una delle mete preferite della Valvogna, facilmente raggiungibile e di grande interesse, indicata come il posto più bello della Valsesia, l'ottava meraviglia del mondo!

 

  Dopo una settimana di piogge torrenziali, la domenica è limpida: una veloce corsa sulla strada quasi deserta. Alle sette sono al bivio di Riva, il Rosa è lì davanti in tutta la sua imponenza con la capanna Margherita che si staglia sulla cima. La strada tutta curve sale a Cà di Janzo; non c'è il cartello di divieto, quindi posso proseguire fino a S.Antonio, o meglio, potrei, se dopo la curva di Cà Verno la strada non fosse già occupata da una cinquantina di auto con turisti indaffarati ad infilarsi scarponi e a sfoggiare l'ultimo look da trekking. Mi incammino in una colonna con gruppetti di tipologia varia: famigliole al completo, nonne e bimbetti annessi, compagnie miste di giovani gagliardi, un ragazzotto con zaino tipo montanaro locale sfreccia sul sentiero incurante del traffico. E sono appena le sette e mezza! Sopra un piccolo dosso due tendine con borsa ghiacciaia in un mezzo: loro dormono ancora sognando l'avventura (a 15 minuti dall'auto parcheggiata a S. Antonio). Ovviamente il panorama è stupendo: boschi alpini, aria frizzante, il torrente scende spumeggiante giù nella forra, in alto svetta il Corno Rosso con i suoi 3000 metri. Ora il sentiero attacca un fitto bosco di conifere con sorgente freschissima. Un pescatore giù nel torrente prepara le lenze. Avanti, un ponticello guarda un torrente dritto dalla destra, un boschetto spianato dalla valanga, i prati coloratissimi di fiori minuscoli. Ecco la radura dei tre larici a picco sul torrente; ormai la Peccia è in vista, con l'oratorio di S. Grato sul colle oltre le baite.

Due signore stanno tagliando velocemente il prato: sono le otto e mezza e la zona è ancora in ombra: forse temono l'arrivo di orde di "picniccari"!. (Si dice così?)  Dopo la chiesetta il sentiero corre in piano fino al ponte di Napoleone. (La tradizione lo vuole costruito nel 1800 dal generale francese Lechi, che scendeva con le sue truppe verso Arona. In ogni caso questa mulattiera era percorsa già da tempo dagli emigranti valsesiani che si sparpagliavano per l'Europa attraverso i valichi della Val d'Aosta; l'Ospizio Sottile in cima alla valle è testimone delle vicende di quei tempi). Sotto il ponte passa impetuoso il torrente Solivo con l'acqua freschissima; ormai quasi disidratato, mi disseto abbondantemente, attingendo dalla superficie, come da consuetudine. Al bivio, a sinistra si va per il Maccagno, a destra si inizia a salire ripidamente verso il Sottile. Passo dopo passo, lentamente riesco a trascinare su la mia rispettabile stazza. Le foto si sprecano ad ogni tornata del sentiero, perché è una cascata dopo l'altra. Ecco la frazione Montata: l'occhio mi corre sulla destra del sentiero: a picco sul torrente Solivo una massa magmatica di stallatico (per dirla in modo elegante) cola giù diritta nelle acque sottostanti. Ormai è andata, la vaccinazione antitifica l'ho appena rinnovata, però, dal gusto dell'acqua sottostante non ci avrei mai pensato! Boh! Dalla Montata il sentiero sale in mezzo ai prati, stretto dai muretti a secco: vipere, buone! In cima alla salita due baite con fumo e capre sui tetti. A parte le foto d'obbligo, oltre le baite si apre una panoramica stupenda sulla valle del Maccagno. Oltre la cappella del Lancone, appena sopra il Tecchiale, si apre la visione della cascata del Rissuolo, che tracima direttamente dal Lago Bianco, sotto il Corno Bianco. Ormai manca poco alla meta, quando il sentiero diventa pianeggiante per un buon tratto, con ruscelletto sulla sinistra; ecco il bivio: a sinistra una scritta un po' sbiadita indica il Larecchio.

Quattro passi in leggera salita, ed ecco la conca stupenda: una prateria verdissima a chiazze colorate di fiori, un ruscelletto limpido e quattro baite abbarbicate ai roccioni. In una di queste si dice abbia soggiornato il Conte Camillo Benso di Cavour; forse riesco anche a vederlo paonazzo in volto per la salita, occhialini e panciotto: "cume sa sta bin, si!". Comunque, si sa, da noi in Piemonte ogni contrada ed osteria hanno una targa ricordo del soggiorno di Napoleone, Garibaldi, Cavour e non so quanti Savoia, certo era gente che girava molto!

Notate bene: sono le nove e nella piana ci sono: padre con due bambinetti, due coppie che stanno riassettando la baita, più in su al laghetto due famiglie che preparano l'angolo del picnic, ed il sottoscritto con zaino e ciondoli vari: due fotocamere e tre obiettivi. Scusi, lei che se ne intende, come funziona questa macchina? Non saprei, è una Minolta superelettronica, le mie sono manuali, o al massimo una automatica a priorità di diaframmi.  Mi spiace, però aspetti, clic, ecco, faccia solo così e non si preoccupi d'altro!

Per descrivere il posto si sprecherebbero troppi aggettivi, in ogni caso, con un piccolo spostamento lungo il ruscello dove sfrecciano piccole trote, occorre portarsi al laghetto a monte.

Da qui il gioco prospettico delle forme e dei colori è incomparabile: laghetto con neve e isolotto in primo piano, ruscelletto, rododendri e abeti, prateria, baite, boschi con mucche al pascolo, piramide sulla sinistra (altro Corno Rosso), cascata del Rissuolo, catena del Corno Bianco, nuvolotti di bambagia con sfondo azzurro o quasi nero, a seconda del filtro polarizzato. Vi può bastare? A me sinceramente, sì! Sono ormai le undici e incredibilmente almeno centocinquanta persone sono sparpagliate in ogni dove nella conca. Oddio, se continua così, come sarà ridotto il Larecchio a fine estate? Meglio non pensarci. Pranzo record, schizzo giù perché Milano è lontana, e non desidero essere imbottigliato nel traffico di discesa della valle. Al ponte di Napoleone ogni radura ed ogni masso del torrente sono occupati da gente di tutte le età, intenta a prendere il sole: loro non sanno dei buchi nell'ozono!

Però, nonostante la crema a protezione 15, mi accorgo di essere rosso come un gambero! E qui, sotto una roccia, almeno un centinaio di lattine e porcherie varie. Intanto la prima piena le porta via! Ah, sì, bevete l'acqua del Solivo! E' fresca e buona!

Lungo tutto il sentiero si può ammirare uno spettacolo quasi dantesco: dall'alto tanti corpi mezzi nudi di tutte le età, forme e stazze.
Alla sorgente in mezzo bosco una famigliola si disseta, permesso, scusate, vorrei passare! Più avanti una coppietta con cagnetto estensibile, pardon, a guinzaglio estensibile. Non lo pesto, ma poco ci manca che mi si attorcigli al le gambe, perché il cagnetto mi ripassa sulla destra, mentre il guinzaglio è teso sulla sinistra. 
Lei, in scarpe da ginnastica, si scusa. A proposito, incredibile quanti turisti della domenica si ostinino a calzare quelle scarpette che ti fanno sentire tutti i sassi del sentiero, uno ad uno.

Più giù, dove erano le tendine  al mattino, ora non ci sono più,  però rimane un vistoso sacchetto di plastica nera a perenne ricordo di una notte passata nella natura.

Da S. Antonio a Cà di Janzo ed oltre, saranno parcheggiate trecento auto e due muli.

La discesa della Valsesia, verso le sedici di una domenica d'estate, non pone particolari problemi: i guai cominciano dopo Borgosesia. Per uscire dalla valle, al semaforo di Romagnano o allo stop dell'altra parte del ponte, è veramente micidiale. Cartina alla mano, è meglio buttarsi sulle direttrici laterali: Prato, Cavallirio, Romagnano in direzione Milano, oppure Crevacuore, Roasio, Carisio in direzione Torino.

 

 LA VALSESIA

Ho scoperto la Valsesia nel 1959), in occasione di un campeggio scout nella conca di Carcoforo. Ricordo la strada non ancora asfaltata, e l'autobus (di allora) arrancando su oltre Ferrate si era trovato davanti un mulo stracarico che ovviamente non era arretrato di un millimetro. Ricordo la paglia bagnata sotto la tenda, che di giorno veniva fatta asciugare al sole tra un temporale e l'altro: flash di altri tempi! Oggi la Valsesia è nettamente cambiata: molta acqua è passata sotto i ponti della Sesia dal tempo della Resistenza partigiana che ha vissuto in queste valli la sua epopea gloriosa. Un discreto sviluppo industriale e commerciale, una gestione intelligente dei turismo fanno da contrappeso a certi scempi edilizi e a certe infrastrutture viarie che deturpano il paesaggio. La Valsesia rimane una valle bellissima e verdissima, intersecata da una serie di pittoresche vallette laterali, quali la Valvogna, dominate dal massiccio dei Rosa: su qualsiasi cima si salga, eccolo lì a due passi, quasi lo si tocca.

NOTIZIE UTILI

La Valvogna si raggiunge: da Milano, autostrada per Torino, uscita di Agognate, quindi Romagnano, Borgosesia, Varallo, fino a Riva Valdobbia, poco prima di Alagna. Da Torino: autostrada per Milano, uscita di Greggio, quindi Gattinara, Borgosesia, Varallo per Alagna. Da Riva Valdobbia all'imbocco della Valvogna la strada sale asfaltata fino a Ca' di Janzo, oltre è sterrata fino a S. Antonio. Quest'ultimo tratto d'estate viene chiuso. 

Notizie logistiche: negozio con formaggi locali e posto telefonico a Cà Morca, prima di S. Antonio. Acqua in tutte le frazioni. Alberghetto della GTA a S. Antonio. Rifugio al colle Valdobbia (Ospizio Sottile). Punto d'appoggio CAI all'Alpe Rissuolo. Posto Tappa GTA all'Alpe Maccagno. Posto di ristoro estivo alla Montata. Armadio farmaceutico a Ca' Morca, all'Alpe Rissuolo e all'Ospizio Sottile. Museo etnografico a Rabernardo, sul percorso delle frazioni walser. 

Itinerario descritto: S. Antonio (1381 m) - Peccia (1529 m) - Montata (1638 m) - Larecchio (1900 m).

Dislivello: 519 m 

Difficoltà: E 

Tempo di percorrenza: ore 2,30 per salire, 1,30 per scendere. 

Bibliografia e Cartografia: 

*La Valsesia, P. Carlesi, Ed. L'Arciere, Collana Centosentieri. *Guida degli itinerari escursionistici della Valsesia. CAI Varallo - Comunità Montana Valsesia. Vol. 1°, con cartina 1:25.000. *Monte Rosa. Saglio-Boffa. CAI-TCI 

Escursioni: 

da S. Antonio: Alpe Larecchio, m. 1900, ore 2.30, Lago del Maccagno, m. 2188, ore 4.30, Ospizio Sottile, m. 2480, ore 5.30, Alpe Rissuolo, m. 2254, ore 4.30. Da Ca' di Janzo, comoda passeggiata attraverso le frazioni walser. Da Selveglio a Peccia, in 3 ore con fermate varie.